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La partita del giorno: Andy RODDICK vs Andy MURRAY (finale Doha, 10 gennaio 2009)

Giuseppe Pastore avatar Sabato 10 Gennaio 2009, 16:45 in La partita del giorno di Giuseppe Pastore
  
PROLOGO. Andy contro Andy è epilogo non del tutto inatteso, comunque sorprendente, perché a Doha erano in fondo iscritti il n.1 e il n.2 del mondo, e questo fino al 2008 valeva la quasi certificata garanzia di ritrovarne almeno uno in finale; the times they are a-changing, direbbe uno bravo. Precedenti decisamente a favore di Murray, avanti 5-2 contro Roddick: tra i risultati più rilevanti il terzo turno di Wimbledon 2006 (vinse Murray tre set a zero) e il loro incontro nel round robin del recente Masters di Shanghai (Murray 64 16 61). A separarli, il rapporto diametralmente opposto che hanno con Federer: Andy UK ha iniziato a batterlo a ripetizione, Andy USA ha perso 15 dei 17 match disputati contro di lui (ma ha vinto a Miami l’unico confronto del 2008; povero Roger, come ti stai riducendo).
PRIMO SET.
Il triste campo centrale di Doha, sperso tra le sabbie, non riesce ad avere un tutto esaurito neanche la sera della finale. Inquadrata Kim Sears, “Murray’s girlfriend”; chi è costei? Su Google ci sono oltre due milioni e mezzo di risultati, è la figlia dell’allenatore Nigel Sears, ex tennista dal passato trascurabile ed ex coach di Daniela Hantuchova. Roddick vince il primo game sorreggendosi sul servizio. Nel game successivo, Murray va sul 40-0 sciorinando già gran tennis e chiude a 30: 1-1. Un ace e un servizio vincente e Roddick tiene anche la battuta seguente: 2-1 senza grosse emozioni. Murray tiene a zero il servizio scherzando Roddick con un pallonetto che A-Rod vorrebbe smashare con tutta la forza che ha in corpo, ma va a vuoto e fa una figura barbina. Murray inizia a fare sul serio: incenerisce Roddick a rete con un passante lungolinea di rovescio da applausi; subito dopo tesse una tela asfissiante per liberarsi dalla quale lo yankee si avventura a rete e viene infilzato come una crocchetta. Un drittaccio sparacchiato via da Roddick porta Murray a 0-40, tre palle-break in fila; gli basta la prima, trasformata con una stecca di dritto che paradossalmente confonde Roddick esponendolo ad un gesto che dalle mie parti si chiama “violino”. E dunque, 3-2 Murray. Andy UK dilaga: la sua velocità e il suo recupero rendono amarissima la vita a un Roddick finanche dignitoso, ma evidentemente ansimante (come tutti, oggigiorno) quando alle prese con la belva scozzese. Prendete il punto sul 4-2 0-30 per Murray: un Roddick letteralmente fatto girare per il campo come il n. 370 del mondo. Murray arriva dappertutto e ovviamente A-Rod perde sempre più velocemente fiducia; due errori (per così dire, erano colpi difficili) di dritto dello scozzese ridanno un po’ di fiato a Roddick, che accorcia 4-3. Si riprende: che fatica che deve fare Roddick per portare a casa un punto; sembra che Murray, nonostante super-impegnato dall’avversario, non faccia mai fatica. Match dall’andamento abbastanza scontato, 5-3, poi 5-4 di Roddick, e inevitabile 6-4 di Murray, senza un sussulto.
INTERLUDIO. Degli inserventi armeggiano con uno strano oggetto di forma cilindrica, si direbbe un enorme mattarello, ma le donne arabe non sono popolari per le loro abilità da pastificio. Alzano la rete che forse si è sollevata troppo, e cercano di rimetterla a posto; in definitiva non si capisce niente, e non posso esservi maggiormente d’aiuto perché m’ero allontanato un attimo.

SECONDO SET. Incombe la fatalità: prima o poi Roddick calerà un pochino e lì la belva lo azzannerà alla giugulare. 1-0 Roddick (soffrendo), 1-1 Murray, poi, oplà, 15-40 su servizio Roddick. Talvolta anche il tennis può essere scontato: in questo caso è addirittura telefonato, come il passante di dritto di Murray che trafigge A-Rod e riporta lo scozzese nuovamente sopra di un break. Senza la minima stilla di sudore (non ha ancora concesso una palla-break una, viceversa ha trasformato con inesorabilità le uniche due concessegli dall’americano), Murray tiene il servizio successivo e si porta 3-1. E nel game successivo, come in un disegno prestabilito, Roddick scopre per un attimo il fianco, si avventura sciaguratamente a rete (soluzione a cui ricorre solo quando non ne ha più, perciò le sue statistiche in questo senso sono terribili), e Murray lo buca. Terza palla-break, terzo break: Roddick (di nuovo a rete, di nuovo a disagio) non controlla una volée che finisce lunga; 4-1 pesante e buonanotte ai suonatori. E’ questo ciò che fa di Murray – in questo momento – il miglior giocatore al mondo: non accusare mai cali in partita, non mollare mai un millimetro, quando tutti gli altri fisiologicamente abbassano la guardia (lo si è visto clamorosamente ieri, contro Federer). Eppure Roddick sale 15-30 sul successivo game di servizio dello scozzese, ma questi gli intima di tacere con un rovescio lungolinea insindacabile; quindi completa l’opera con l’ennesimo passante, e infine Roddick, sempre più frustrato, gli consegna con un errore di dritto il 5-1. Roddick tiene a zero il servizio, ma è il classico game perso da chi si sta riposando per andare diretto al sodo, e cioè chiudere 6-2. Vediamo se è così: intanto Roddick porta a casa il primo 15 dopo uno scambio lunghissimo che probabilmente farà sentire i suoi strascichi nel punto successivo. Invece sbaglia di rovescio Murray: 0-30! Roddick commette un errore gratuitissimo e impreca, 15-30; Murray spara una gran prima e chiude a rete, 30-30. Magnifico punto vinto – da fondo, ci voleva tanto a capirlo? – da Roddick con un gran rovescio lungolinea, che lo porta alla prima palla-break di tutto il match. Categorico l’ace con cui Murray gliel’annulla. Ancora Roddick viene a rete, e ancora Murray – questo era difficile, però – lo infilza come un tordo allo spiedo; match point, trasformato con un altro lungolinea da questo giocatore dagli spaventosi colpi da fondo. 6-4 6-2, in 1h10’, con 31 vincenti e appena 10 errori.

Così Andy Murray conferma il titolo di Doha conquistato nel 2008, e così, premiato da un elegantissimo Kareem Alami direttore del torneo, solleva di nuovo il tonitruante trofeo che porta in effigie un aquila in simil-oro. Arrivederci a domani, per la finale di Chennai Cilic-Devvarman.
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