blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Relive 2008 / 6 - US Open

Giuseppe Pastore avatar Mercoledì 10 Dicembre 2008, 02:04 in Amarcord, Grande Slam di Giuseppe Pastore

L’agosto più massacrante (per i top players) della storia recente del tennis si conclude con l’Us Open, appuntamento cruciale a cui i campioni arrivano più logori del solito. Nelle ultime settimane è letteralmente esploso l’argentino Juan Martin Del Potro, quattro tornei vinti consecutivamente, che si candida come mina vagante del torneo maschile che, al solito, è dominato nelle previsioni dal dualismo Nadal-Federer, con Djokovic e Murray sempre più credibili terzi incomodi.


Rientra anche il francese Tsonga, dopo tre mesi di stop per l’operazione al ginocchio. Nella prima settimana, l’Italia è più protagonista del solito, mandando al terzo turno quattro nostri esponenti (non succedeva dal 1990, e due di loro sono uomini: non succedeva dal 1994). Prima le donne: Tathiana Garbin realizza la sua piccola impresa eliminando la quotata ungherese Szavay, con un bell’exploit che la fa tornare a livelli mai più avvicinati dopo l’operazione alla tiroide; Flavia Pennetta soffre e spreca contro la cinese Shuai Peng, ma ne viene a capo al terzo set, vinto con un perentorio 6-1. Andreas Seppi, primo set a parte, ha vita facile contro il modesto spagnolo Garcia Lopez, e si guadagna Roddick in terzo turno. Il nome nuovo è il piccolo (1,63) romano Flavio Cipolla, n. 142 e lucky loser, che favorito da un calendario accessibile si spinge sino al terzo turno, dove ingaggia una battaglia contro Wawrinka su cui c’è molto da raccontare: nonostante un servizio da villaggio vacanza (128 all’ora di media) gioca un tennis sontuoso contro lo svizzero n. 10, cede spesso il servizio ma spesso lo sottrae all’avversario, e si trova avanti 7-5 7-6. Stanchezza, disabitudine ai match tre su cinque e uno stiramento al gluteo ne compromettono la partita: l’odioso Wawrinka non crede al suo infortunio e addirittura lo sbeffeggia imitandone la zoppia ed esultando vigliaccamente ai suoi doppi falli. Si finisce al quinto, dov’è ancora battaglia: sul 4-4 fallisce di un soffio un dritto e viene travolto, 6-4. Partita bellissima.
Il torneo femminile saluta la nuova, prematura uscita di scena della n.1 Ana Ivanovic, indecorosamente eliminata 6-3 4-6 6-3 dall’ignota francese Julie Coin (n.188, video sotto). La Ivanovic, paradossalmente colata a picco dopo il trionfo a Parigi, cederà a fine torneo lo scettro di prima giocatrice al mondo alla connazionale Jelena Jankovic. Tax Garbin, febbricitante, esce con parecchi rimpianti contro la francese Bremond; il solito Seppi delle occasioni perse cede 0-3 a Roddick, dopo essere stato 5-4 e servizio nel terzo set. Non molla, invece, Flavia Pennetta: cede il primo set 6-4 a Nadia Petrova prima di saltarle addosso con un gioco aggressivo e preciso, e vincere con merito 6-4 6-3. In ottavi Amelie Mauresmo è un ex spauracchio che non fa più paura: la miglior Flavia della carriera – in relazione all’importanza del match – la trita 6-3 6-0 dopo una partita non bella, giocata in modo vergognoso dall’ex n.1 francese. Poco male: Flavia riporta un’italiana nei quarti a Flushing cinque anni dopo Schiavone 2003 (per lei, invece, è il miglior risultato di sempre in uno Slam).

E gli uomini? Dopo due primi turni ricchi d’impacci, Roger Federer (re di New York dal 2004 ad oggi) ritrova d’incanto il suo miglior smalto in terzo turno dando una ripassata a Stepanek, cui lascia solo otto games. Spossato da una dura lotta contro Cilic, invece, il favorito Djokovic rischia seriamente la ghirba in ottavi contro lo spesso anonimo Tommy Robredo, che ritrova coraggio di fronte a un Nole piagnucoloso e dolorante: il duello al sole di New York si risolve solo al quinto set, vinto 6-3, nonostante insistiti fastidi agli adduttori. Nadal va in carrozza nei quarti, ma più di lui impressiona un grande Andy Murray, che umilia Wawrinka 6-1 6-3 6-3 e si prepara alla probabile semifinale contro Rafa.

I quarti femminili hanno un piatto fortissimo: è il derby delle Williams, disgraziatamente (per gli organizzatori) giunto in anticipo. Il match è stellare, la più bella partita femminile del 2008, superiore per intensità e agonismo anche alla finale di Wimbledon: il combattutissimo primo set si risolve al tie-break, dove Serena, sotto 4-6, annulla due set point a Venus e ruggisce chiudendo 8-6. Nel secondo set Venus scappa avanti 5-2, sul 5-4 40-0 ha tre set point consecutivi, ma smarrisce se stessa, il game e la partita, arrendendosi in un secondo tie-break altrettanto romanzesco: avanti 6-3 perde altri tre set point, ne fallisce un quarto e cede di nervi 9-7. Flavia Pennetta saluta arrendendosi 6-2 6-3 a quella che è forse la n.1 virtuale, Dinara Safina, che domina in virtù del suo strapotere atletico e trova proprio Serena in semifinale.

Quarti maschili mica male: più difficile del previsto il compito di Nadal, che cede un set a Mardy Fish prima di ritrovarsi e chiudere la pratica in scioltezza. Si ferma la striscia di Del Potro, stoppato da Murray; poco da fare anche per il lussemburghese Gilles Muller, già felicissimo di giocarsi un quarto di finale all’Arthur Ashe Stadium contro Roger Federer. Il vero match-clou, però, è il notturno Roddick-Djokovic, anticipato dalle punzecchiature di A-Rod che ha accusato il rivale di essere un malato immaginario. La risposta di Nole è a dir poco poderosa: 6-2 6-3 a zittire i 24 mila yankees tutti a favore di Roddick, che rientra in partita vincendo il terzo set e arriva a due punti dal vincere anche il quarto, prima di commettere due clamorosi doppi falli col proprio gran servizio, e cedere al tie-break in preda allo scoramento. Che forza, Nole.

Le semifinali maschili sono dunque Murray-Nadal e Federer-Djokovic; quelle femminili sono Serena Williams-Safina e Dementieva-Jankovic. Nella riedizione della finale 2007, Federer gioca un primo set favoloso (6-3) e poi si getta nella pugna contro il coriaceo Nole, sempre velenoso con le sue risposte di rovescio. Il risultato è un 7-5 per parte; nel quarto set Federer ritorna ingiocabile, mostrando non solo la classe di sempre ma anche un’inaspettata solidità fisica. Finisce 6-2, 33° vittoria consecutiva a New York. In finale non troverà Nadal, ma lo scozzese che non t’aspetti: nonostante un’interruzione per pioggia, Andy Murray maciulla in due tempi un Rafa pallido, che ritrova un unico scatto d’orgoglio vincendo il terzo set, prima di inabissarsi nel quarto dopo aver salvato una marea di palle-break. Le due semifinali femminili hanno invece poca storia: le vincono comodamente Serena (6-3 6-2 alla Safina, che ha incontrato l’unica giocatrice più potente di lei) e Jelena (6-4 6-4 alla Dementieva e prima finale Slam). In finale Serenona non accetta che qualcun’altra possa dettar legge a casa sua: finale comunque combattuta e intensissima, che si conclude con un 6-4 7-5 alla Jankovic, che ha ben di che consolarsi con lo scettro di n.1 al mondo.


La finale, eccezionalmente di lunedì a causa dell’uragano Hanna che ha flagellato il programma del secondo week end, è Federer-Murray. Per Roger è il vero bivio di una carriera: cedere al nuovo che avanza anche New York dopo Wimbledon equivarrebbe all’abdicazione ufficiale. Invece Murray, da buon rookie, sente terribilmente l’ansia della prima finale Slam della carriera (il primo britannico ad arrivarci dai tempi di Rusedski 1997) e gioca assai male (solo 11 vincenti nei primi due set). La partita non ha storia, è un 6-4 7-5 6-2 che vale più di ogni commento. E allora diamo i numeri: per Roger V (5° Us Open consecutivo, primo a riuscirci dai tempi di Bill Tilden, 1924) è il tredicesimo Slam, che gli consente di staccare Emerson e arrivare ad una sola lunghezza dal primatista Pete Sampras (14). Arrivederci al 2009.

0

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento
Post in evidenza su Blogosfere