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Relive 2008 / 4 - Wimbledon

Giuseppe Pastore avatar Mercoledì 3 Dicembre 2008, 17:00 in Amarcord, Grande Slam di Giuseppe Pastore

Wimbledon
è diventato lo snodo cruciale della stagione. Federer è obbligato a vincerlo per la sesta volta di fila (particolare non trascurabile: entrerebbe definitivamente nella leggenda); Nadal, sempre in finale negli ultimi due anni, sente l’odore del sangue e del possibile e storico sorpasso, dopo oltre tre anni da viceré. Tra le donne è sempre bagarre: la Ivanovic è la nuova n.1 ma dietro incalzano da ogni parte, e per l’occasione tornano alla ribalta anche le sorelle Williams, sempre brillanti sull’erba londinese.
I tornei di preparazione cantano sempre la stessa musica: Federer vince ad Halle, Nadal al Queen’s battendo in finale Djokovic. I primi giorni lasciano sul terreno gli scalpi del solito indisponente Nalbandian (tre set a zero contro Dancevic) e del gigante Karlovic, come sempre deludente nei grandi appuntamenti (eliminato dal tedesco Stadler). I big fanno parlare soprattutto per il loro abbigliamento: con il suo elegante cardigan, Federer salta in scioltezza i primi turni; Maria Sharapova stupisce la platea entrando sul centrale in smoking e pantaloncini. E gli italiani? Per la prima volta nel terzo millennio ne mandiamo due nel terzo turno del tabellone maschile: sono Andreas Seppi e soprattutto Simone Bolelli, autore di una bell’impresa nell’eliminare a colpi di tie-break il temibile Fernando Gonzalez. Per un brivido vero, per la prima grande sorpresa del torneo, niente di meglio che affidarsi a quel matto di Marat Safin, tornato in auge dopo anni d’eclissi in cui è precipitato fino al n. 75: elimina il n.3 Novak Djokovic, scarico mentalmente e fisicamente, in uno strepitoso match chiuso rapidamente 6-4 7-6 6-2, e a fine gara ha comunque modo di lamentarsi: “Qui le fragole costano troppo”.

Clamoroso anche ciò che accade il giorno dopo, quando a lasciarci le piume è nientemeno che la divina Masha: Sharapova annichilita 6-2 6-4 (video sotto) dalla n. 154 Alla Kudryavtseva, che trova poi anche modo di sbeffeggiarla: “Non mi piace il suo smoking, ci salutiamo appena”. Insomma, Wimbledon è la solita ordalia dove essere un grande nome non basta: lo scopre a sue spese anche Andy Roddick, eliminato al terzo turno dal meditabondo serbo Janko Tipsarevic, che già avevamo incontrato in Australia. Le italiane escono tutte entro il venerdì, imitate ahinoi anche da Seppi e Bolelli: Andreas – come al solito – gioca bene ma perde con l’amaro in bocca da un Safin più giudizioso del solito in un match ventoso e instabile. Mai in partita Bolelli contro Lleyton Hewitt, vincitore nel 2002, che lo liquida tre set a zero.

Le sorprese non finiscono qui: al terzo turno viene eliminata la finalista uscente Marion Bartoli (battuta dalla pittoresca americana Bethanie Mattek, che sfoggia con coraggio un top tigrato) e salta anche fragorosamente la n.1 Ana Ivanovic, che subisce l’ondata cinese per mano della soldatina Jie Zheng, che domina e chiude rapidamente 6-1 6-4.

Si arriva agli ottavi con tabelloni (specialmente quello femminile) già profondamente segnati. Viene su bene Andy Murray, la nuova speranza britannica dopo gli anni di frustrazioni rimediate dal tifo inglese per Tim Henman. In realtà, Murray rivendica con orgoglio il suo essere scozzese, ma a Wimbledon non vanno tanto per il sottile; i 15 mila del Centrale si esaltano per la sua rimonta contro Richard Gasquet, l’Uomo delle Occasioni Mancate, che gioca due set e mezzo da favola, arriva a due punti dal match sul proprio servizio, lo perde ed esce dal match consegnandosi alla furia agonistica dell’hooligan scozzese (video sotto). Intanto Federer e Nadal avanzano lisci e rispunta fuori quel bel tipo di Mario Ancic, uscito vincitore 13-11 al quinto dal duello contro Verdasco. Tra le donne, prosegue la rivoluzione asiatica: la vecchia thai Tamarine Tanasugarn elimina la n.2 Jelena Jankovic, e per la prima volta due asiatiche (l’altra è la Zheng) accedono ai quarti di Wimbledon.

Mentre le Williams rullano qualsiasi avversaria si pari loro davanti, arriva frattanto la prima storica semifinale cinese sull’erba: nella ragnatela di Jie Zheng cade anche la valchiria Nicole Vaidisova, battuta 6-2 5-7 6-1. Il quarto-clou del tabellone maschile è Nadal-Murray, in cui lo spagnolo deve fronteggiare anche il tifo contro del Centrale: la risposta è da fenomeno (memorabile il suo ingresso in campo alla Apollo Creed, tutto saltelli e scatti, per impressionare l’avversario e la platea) e il punteggio indiscutibile, 6-3 6-2 6-4. Non si risparmia neanche Federer, opposto all’ultimo avversario che ha osato batterlo a Wimbledon (primo turno 2002): Ancic è spazzato via tra un’interruzione per pioggia e l’altra, 6-1 7-5 6-4 il punteggio. Per qualche match più equilibrato bisogna rivolgersi a Safin, che prevale in quattro set nel derby dei belli con Feliciano Lopez; e soprattutto ai vecchi draghi Schuettler e Clement, sorprendentemente arrivati a giocarsi una semifinale; il match è incertissimo quanto poco guardabile, e si conclude con la vittoria del tedesco di ferro 3-6 7-5 6-7 7-6 8-6, per una durata di 5h12’ (secondo match più lungo della storia di Wimbledon dopo Holmes-Witsken 1989, 5h28’).

Le semifinali maschili sono perciò Federer-Safin e Nadal-Schuettler; le semifinali femminili sono Venus-Dementieva e Serena-Jie Zheng. E stavolta tutto va come da pronostico: lo svizzero chiude agile 6-3 7-6 6-4, Rafa fa altrettanto rischiando qualcosa solo nel secondo set, dove recupera un break in extremis per vincere 6-1 7-6 6-4. Ancora più telefonate le semifinali femminili, dove l’unico sbocco possibile è la solita finale in famiglia: Venus e Serena giocano due match in fotocopia, dominando i rispettivi primi set e vincendo il secondo al tie-break: 6-1 7-6 di Venus contro la Dementieva, 6-2 7-6 di Serena contro Jie Zheng. Giunte al settimo derby in una finale Slam (con Serena in vantaggio 5-1 nei precedenti), Venus subisce in avvio la solita grinta della sorellina per riscoprire poi un’inattesa fame di vittoria che la porta a sfruttare con cinismo i punti deboli dell’avversaria: le serve spesso addosso e gioca sempre profondo e pesante, non dando modo a Serena di liberare la sua potenza. La partita è equilibrata, tesa e appassionante: il primo set è di Venus (7-5), il secondo si decide in una manciata di punti nel decimo game, sul 5-4 Venus: Serena si ritrova sotto 15-40 e al secondo match point contro commette un errore gratuito che consegna alla sorellona il quinto Wimbledon in carriera. Insieme tornano alleate per vincere a sera anche il torneo di doppio, gran finale di una giornata meravigliosa.


Domenica 6 luglio Roger Federer scende in campo per vincere il sesto Wimbledon di fila, scavalcare Borg e affiancare un vecchio record ottocentesco; più semplicemente, Rafa Nadal scende in campo per chiudere un’Era e aprirne un’altra. Si sa, l’erba di Wimbledon a fine torneo è solo un lontano ricordo; ma questo Federer così spelacchiato, così dimesso, così sottotono è un colpo al cuore. I primi due set e mezzo di Roger sono un Golgota: schiavo della solita Nadalite, Federer va sotto 6-4 6-4 quasi senza colpo ferire, commettendo errori mai visti, dilapidando a raffica palle break (12 su 13) e cospicui vantaggi (cede il 2° set dopo aver guidato 4-1). Poi, attenzione, piove. Un’ora e mezza sotto coperta e al rientro Federer ci vede bene, finalmente: porta il terzo set al tie-break e lo vince d’imperio 7-5. Il quarto set vede ora affrontarsi due avversari allo specchio, che limitano al minimo gli errori e giocano un tennis degno di una grande finale; l’unica soluzione plausibile è un altro tie-break, leggendario. Nadal va avanti 5-2 e ha due servizi per chiudere il torneo, ma si smarrisce con un doppio fallo e Federer torna sotto: 6-5 e set point. Ma ecco che Roger manda un dritto in corridoio e un altro è lungo: 7-6 Rafa, match point. Roger lo annulla col servizio: 7-7. Pazzesco passante di dritto di Nadal giocato in prossimità dei teloni: 8-7 e altro match point, stavolta sul proprio servizio. Qui Federer sfodera uno splendido passante di rovescio lungolinea, forse l’unico della partita, per tenere in vita il match. Il tie-break si chiude 10-8 e rende obbligatorio il quinto, e decisivo, set.
Si ricomincia, 2-2 40-40; ripiove. Mezz’ora di stop e si riparte, quando il tramonto è a un passo, e la sospensione per assenza di luce incombe. Avanti un game per uno fino al 7-7, poi la svolta: è break Nadal. Rafa serve per il match e arriva ad un terzo match point: Federer lo annulla con la risposta di rovescio. Ne arriva un quarto, e qui Roger cade: un dritto sul nastro è la sua condanna, e la contemporanea estesi di Rafa. 6-4 6-4 6-7 6-7 9-7: la più bella finale Slam dai gloriosi tempi di Borg-McEnroe a Wimbledon 1980, la summa di una delle più grandi rivalità sportive di ogni tempo.

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