Un’approfondita analisi condotta da Roberto Commentucci per il blog di Ubaldo Scanagatta ha puntato l’attenzione sul 2008 degli italiani figli di un dio minore, dei tanti nostri tennisti ancora in età scolare oppure tuttora impelagati tra challenger e Futures vari. Come spesso accade quando si parla di tennis italiano, le conclusioni sono contraddittorie: vinciamo tanto e dappertutto, ma con pochi giocatori i quali sono in grande maggioranza non più giovanissimi. Siamo molto ben rappresentati nel sottobosco dei torneini, ma in ben pochi di loro approdano nei lidi migliori.
A livello
Challenger abbiamo dunque conquistato 10 tornei, la maggior parte dei quali vinti da giocatori stabilmente nei top 100 che hanno colto l’occasione per raggranellare qualche punticino e migliorare la propria classifica: è il caso di
Starace a Napoli 85k, Seppi a Bergamo e Volandri a San Marino e Cordenons. Un caso a parte e un sincero incoraggiamento merita l’italo-argentino
Tomas Tenconi (foto sopra), finalmente tornato nel 2008 a giocare con continuità dopo innumerevoli problemi fisici: ha vinto a
Todi e Napoli 35k e ha scalato ben 900 posizioni in classifica riportandosi a ridosso della 160° piazza. Si tratta comunque di tennisti in età matura: le uniche eccezioni sono
Fognini, anche lui top 100, e il palermitano
Gianluca Naso, finalista a Genova.
La situazione è ancora più curiosa nella categoria
Futures, che per definizione dovrebbe essere frequentata dai migliori giovani del panorama ITF. Il condizionale è d’obbligo, perché l’ambiente è bazzicato anche da mestieranti ben sopra i 20 anni; molti di questi sono italiani che hanno perciò fatto manbassa di vittorie (40) e secondi posti (30). Solo 4 vittorie su 40, infatti, sono state colte da giocatori sotto i 20 anni (tre titoli per il pugliese
Thomas Fabbiano e uno per il romano
Damiano Di Ienno); il resto è andato a vecchie volpi come
Tenconi, Dell’Acqua, Vagnozzi, Lorenzi e Stoppini (nel suo palmares anche una vittoria contro Agassi a Washington nel 2006).
Siamo dunque alle solite, e saremo costretti a riascoltare il muffoso stereotipo del tennista italiano pigro e mammone? Temiamo per il momento di sì, anche se in questo resoconto che fa storcere il naso e induce al pessimismo manca probabilmente il miglior giovane italiano, quel
Matteo Trevisan che, dopo essere stato nel 2007 anche n.1 ITF, ha vissuto una stagione tribolatissima e colma d’infortuni. Nel 2009, aspettiamo anche lui.