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Bernard Tomic e il problema dei genitori-orchi

Giuseppe Pastore avatar Giovedì 11 Dicembre 2008, 12:20 in Giovani di Giuseppe Pastore

Si è parlato un paio di settimane fa del prodigioso Bernard Tomic, il ’92 australiano già incoronato nuovo Federer da parecchi addetti ai lavori. Se ne torna a parlare oggi per raccontare quella che purtroppo a volte è l’altra faccia dei baby-campioni: la convivenza forzata con genitori ingombranti (eufemismo) e dispotici, che dispongono del loro futuro e spesso hanno la brillante qualità di mandare al macero promettenti carriere (tristemente noto il caso di Jelena Dokic, altra croata-australiana di belle speranze se non fosse stato per il folle e possessivo padre-padrone Damir).
Dunque: durante il match di secondo turno del torneo Futures di Sorrento, contro il connazionale Marinko Matisevic che conduceva per 6-2 3-1, Tomic ha abbandonato il campo aizzato dal padre John, che lamentava numerosi falli di piede dell’avversario non segnalati dall’arbitro, per un totale di almeno “sette doppi falli” solo nel primo set. John Tomic non ha poi mancato di aggiungere particolari pittoreschi sugli ufficiali di gara in riva al Golfo: “Erano presenti una quindicina di giudici di linea che se ne stavano lì a mangiare e bere”. Dulcis in fundo, Tomic sr. ha sparato a zero anche contro l’organizzazione del torneo, accusandola di aver composto un tabellone “pilotato” per sabotare il promettente figliolo.
Per Tomic junior, a un passo dall’esordio in Davis lo scorso settembre contro il Cile e auto-proclamatosi in grado di diventare il n.1 pro entro due anni, una fastidiosa battuta d’arresto: il tennis australiano, il cui miglior giocatore è tuttora il declinante Hewitt, ha bisogno come il pane di un nuovo top player, e la pressione sul ragazzo è perciò già altissima: è già pronta la wild card al torneo di Brisbane e sarebbe possibile anche quella per l’Australian Open a gennaio.
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6 commenti
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16 Dic 2008
alle 03:10

Giuseppe

Matteo, detto fatto.

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14 Dic 2008
alle 18:45

matteo

Quest'anno a Firenze in Aprile ho assistito al primo torneo rivinto da Jelena Dokic dopo che praticamente da piu' di un anno e mezzo non giocava piu' a causa di un infortunio, di un ingrassamento non da professionista. Il tutto o quasi, dovuto al padre che se non sbaglio è stato obbligato a non avvicinarsi a meno di duecento metri da lei. E' una storia incredibile perche' stiamo parlando di una tennista arrivata tra le top players.Sarebbe interessante un articolo su di lei.

4
13 Dic 2008
alle 05:48

Giuseppe

Arrivato! Grazie mille.

3
13 Dic 2008
alle 00:00

Emanuela Zerbinatti

ti ho inviato l'articolo, spero l'indirizzo di blogosfere sia quello giusto ma vedo che non mi torna indietro quindi dovremmo esserci :)

2
12 Dic 2008
alle 02:09

Giuseppe

Sarebbe un articolo molto interessante, che consentirebbe di allargare la discussione. In effetti l'annosa questione è:

Il tennis si presta sicuramente più di altri sport (anche se io non tralascerei, per dirne uno, il calcio, e specialmente i sordidi procuratori che girano intorno ai baby-fenomeni, spesso gente di famiglia) alla sindrome del padre-padrone perchè è individuale, costringe ad uno sforzo fisico e soprattutto mentale a volte di diverse ore a volte sei giorni alla settimana, e perchè chi lo pratica non è legato da un contratto pluriennale che lo farebbe stare tranquillo per un po', ma è costretto a guadagnarsi da vivere sgobbando in giro per il mondo 40 settimane all'anno.

Altra cosa importante: molto spesso, un genitore che segue da vicino il/la proprio/a figlio/a è da solo, non accompagnato dalla moglie/marito. A parte poche eccezioni luminose (mi vengono in mente i Djokovic e gli Hewitt, che infatti non hanno mai avuto alcun tipo di problema con i genitori), il tennis (specialmente femminile) è pieno di uomini soli al seguito della prole: un giorno, ad esempio, dovremo dedicare un intero post sulla figura di Richard Williams.

1
11 Dic 2008
alle 15:08

Emanuela Zerbinatti

in effetti è una prerogativa del tennis comprendere anche la figura di "genitore di tennista". Ormai è una professione con caratteristiche ben definite: rozzo/violenti i padri, onnipresenti/psicologicamente ingombranti le madri. Va detto però che in effetti questi genitori rivoluzionano letteralmente la loro vita e quella di tutta la famiglia per assecondare quella che sembra un desiderio o una predisposizione del figlio tennista: vendono casa per trasferirsi lontano da casa, mandarli in costosissime scuole si riempiono di debiti o devo sobbarcarsi due o tre lavori, sacrificano la vita dei fratelli magari "solo" normodotati... tutta la loro vita comincia a ruotare intorno a un ragazzioni che è solo una promessa, un salto nel buio, un investimento a rischio perché la strada per diventare pro e lunga e nel frattempo può succedere di tutto: si possono bruciare, subire gravi infortuni, scoprire che non è quello che voglio per loro stessi. La pressione a cui sottopongono i figli è solo un riflesso di quella che si sentono addosso. Certo, si può obiettare che se la sono messa loro, ma forse se circolassero meno soldi nel tennis forse ci sarebbero anche meno genitori-orchi.

Anche perché di baby campioni ce ne sono in tutti gli sport ma solo il tennis ha saputo creare la figura del "genitore professionsta di tennista". che poi magari si fa prendere la mano illudendosi di sapere meglio di allenatori, manager, insegnanti, arbriti, cosa è meglio per il figlio tanto da voler diventare a un certo punto tutte questo cose insieme.

Questa estate Panorama aveva fatto un servizio sui costi dei campioncini e aveva tirato fuori le storie di alcuni nostri baby campioncini. Se vuoi te lo recupero 

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