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10 anni fa l’ultima finale dell’Italia in Davis

Giuseppe Pastore avatar Giovedì 4 Dicembre 2008, 08:00 in Amarcord, Coppa Davis e Fed Cup, Italiani di Giuseppe Pastore

 
Il 4 dicembre 1998 non è semplicemente un venerdì. E’ una giornata campale, una data storica; è il primo giorno della prima finale italiana (rimarrà unica) di coppa Davis per gli appassionati di tennis nati dagli anni ’80 in poi. Fa freddo, si gioca indoor su terra battuta, il FilaForum di Milano è stracolmo e, anche se l’avversario è la Svezia campione uscente che ci ha eliminato un anno prima in semifinale, l’impressione generale è che ce la possiamo giocare. Due mesi prima avevamo del resto trascorso un week-end per certi versi epico a Milwaukee, guadagnandoci la finale contro le terze linee degli USA che schieravano il famigerato “Hollywood” Jan-Michael Gambill e il magnifico perdente Todd Martin; e poi un memorabile doppio Gaudenzi-Nargiso vincenti al 5° set contro Martin-Gimelstob, con tanto di tuffi sul cemento e conseguenti deliri di un Galeazzi fin de siècle.


Quel 4 dicembre 1998 nessuno immagina che tutto è destinato a finire presto, troppo presto, dopo 283 (4h43’) drammatici minuti in cui un Andrea Gaudenzi tenuto insieme con lo scotch soffre e fa soffrire il giovane Magnus Norman, preferito all’ultimo dal ct svedese al n.1 Johansson. La partita è un’altalena in cui Gaudenzi ci mette una vita a vincere il primo tie-break (11-9) e un minuto a perdere il secondo (0-7), chiude il terzo 6-4 al quarto set point, accusa la stanchezza e cede 3-6 il quarto set. E poi, l’ordalia del quinto, la spalla che fa sempre più male, la sospensione, e Norman che vola via 4-0.

“Non è finita finché non è finita”: Norman perde un servizio, inizia ad avere paura, Gaudenzi risale, il pubblico urla, Galeazzi ruggisce. Sul 5-4 Norman serve per il match, arriva a match point ma il dritto di Andrea si ribella e fa ripartire la storia; palla-break, errore di rovescio di Norman, 5-5, “nel quinto set non c’è tie break”, si va avanti, servizio Gaudenzi ed ace per andare 6-5, ma – dannazione! – lo sforzo è stato fatale, la spalla ha ceduto, “ho sentito un clack, e un attimo dopo non riuscivo neanche a sollevare un bicchiere”. Di qui, il ritiro.

Partita cruciale per i teen-agers dell’epoca (tra cui il sottoscritto); a quel punto la finale era già persa, e nel match successivo la resa (tre set a zero) contro Gustafsson di Davide Sanguinetti – che non era nato con un cuor di leone (cit.) – non fece altro che certificare il verdetto.

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3 commenti
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10 Feb 2009
alle 00:30

Giramonte

Grandissimi momenti... sono sincero, qualche lacrima di rabbia e incredulità uscì dai miei occhi, quando ebbro per l'incredibile  rimonta, vidi di sfuggita, prima che la Rai lanciasse la pubblicità, la smorfia di dolore sul viso di Gaudenzi, dopo l'ace del 6-5... avevo capito ma speravo di aver frainteso... e quando tornò la diretta sul campo, con Gaudenzi in lacrime seduto sulla panchina con accanto Panatta, la paura divenne certezza, sigh!

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04 Dic 2008
alle 18:58

Giuseppe

Eppure gli attuali Bolelli (ehm, ho sbagliato esempio); eppure gli attuali Starace e Seppi, se al meglio della loro condizione (il che è tutto da dimostrarsi) non sarebbero troppo inferiori a quei Gaudenzi-Sanguinetti. Ricordo che battemmo la Spagna a Pesaro con Camporese (oltre la 100° posizione) che sconfisse in 5 set l'allora n. 4 Moya, ad esempio.

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04 Dic 2008
alle 12:55

saverio

pur con una squadra comunque modesta,mamma  mia che impresa, sembrano lontani anni luce quei tempi-

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